Diari di viaggio

AUSTRIA - UNGHERIA - CROAZIA

10-28 agosto 2001

Prima parte

 

Incredibile, ma vero!!!!!

L'estate 2001 è riuscita a ricompattare l'equipaggio di due anni fa, seppur con qualche variazione e con due SGS (leggi Special Guest Stars) al seguito.
Per cui partenza decisamente accaldata da Via delle Langhe alle ore 13 del 10 agosto per: 

noi due a bordo di Albatros - LAIKA
i Cucinazzi a bordo di Koala - RIMOR
Rino e Marisa (SGS) a bordo della loro POLO

Che, al grido di "abbandoniamo la Patria !!!", prendono la A14 direzione NORD.


Alle 14.55 ci immettiamo nella A13 direzione Padova (+32°) e alle 16.15 nella A4 direzione Venezia. Breve sosta all'area di servizio ARINO EST alle 16.30 per una bibita, un po' di frutta e alle 18.40 siamo già sulla A23 , l'Austria è sempre più vicina.
Finalmente alle 20.40 la Patria è stata definitivamente abbandonata, sotto una
pioggia abbastanza insistente e con una temperatura notevolmente più fresca.
Ci fermiamo in un'area di sosta presso un distributore, ceniamo tutti insieme su Albatros, poi la stanchezza si fa sentire e ben presto siamo tutti a nanna, sotto una pioggia torrenziale.

11 agosto

Alle 6.30 sveglia (anche se gli SGS non sono molto d'accordo), colazione e partenza per GRAZ, seguendo la A2; sono già le 8.30, il cielo è molto nuvoloso e denso di pioggia ed il look di oggi prevede il pile. Siamo a 13°, cose da pazzi pensando che solo ieri morivamo dal caldo!!!
Dopo aver parcheggiato nelle aree consentite situate lungo la Mur, precisamente
in Grieskai (nome della via), completamente gratuite essendo nel weekend, iniziamo con il Graz City Tour, diretto oggi purtroppo da due malconci C.P. (causa piccoli e passeggeri disturbi fisici)

-uno sguardo al Municipio, situato nella Hauptplatz, la centralissima piazza principale della città, da cui domina i vivaci baracchini del mercato che si raccolgono attorno alla fontana dedicata al Granduca Giovanni, l'amatissimo
Principe Stiriano

-la parrocchiale cittadina, che custodisce all'interno un quadro dedicato alla Madonna del Tintoretto

-il bel Duomo, col suo imponente organo a canne, risalente al 1438 ed il Mausoleo (1614) 


-il Palazzo Saurau, che bisogna oltrepassare guardando ben in alto. Infatti anche se non è sempre consigliabile camminare con il naso all'aria, qui bisogna fare 
un'eccezione, perché solo così si può scorgere la figura del Turco (una figura dell'antica giostra) che sporge minacciosamente da una finestrella.

-percorriamo la Sporgasse, una via piena di negozi e brulicante di gente, e la Hofgasse. Qui alla Pasticceria Panificio Edegger-Tax, antichi fornitori di corte, c'è un magnifico portale in legno intagliato, ma a parte questo e nonostante quello che riportano i depliants, i dolci esposti in vetrina non hanno nulla di invitante. Notiamo inoltre, nell'angolo tra la Sporgasse e la Hauptplatz, una pittoresca casa, con delle singolare guarnizioni di mascheroni detta Luegg, dall'espressione "ums Eck luegen", che vuol dire "sbirciare da dietro l'angolo".

-finiamo il nostro tour salendo a piedi lo Schlossberg, il polmone verde, simile ad uno zuccotto, che si innalza per 473 mt. sopra i caratteristici tetti della città.
Vero simbolo della città è la Torre dell'orologio, qui sullo Schlossberg, che risale al 1382 ed il cui orologio funziona dal 1712 ancora grazie ai meccanismi originali del tempo. Vista anche la Torre Campanaria, che ospita una campana, la 3^ per grandezza in tutta la Stiria, che è stata fusa dal bronzo di 101 palle di cannone turche ed è per questo che 3 volte al giorno ricorda questa sua origine con altrettanti rintocchi.


Visto tutto ciò che c'era da vedere ed ansiosi di raggiungere l'Ungheria, "salpiamo" alle ore 17 da Graz. Dopo circa due ore entriamo nei paesi dell'Est,
Pit Stop alla dogana per un veloce controllo dei documenti e alle 18.55 entriamo in Ungheria o, come dicono da queste parti, in Magyar Koztarsasac.

Proseguiamo sulla E66/8 a fari accesi (N.B. obbligatori sempre in Ungheria) e vedremo strada facendo dove ci converrà sostare per la notte, mentre cominciamo a notare scritte con overdose di CS - CTZ - CZ - PJA - ODF - KR - SCZ - MSZ - SZ…….

Dopo aver fatto un po' di cambio valuta a Kormend (550 scellini austriaci per 9460 fiorini ungheresi), decidiamo di dirigerci a Szombathely, a circa 26 km. da qui per passare la serata e la notte. Sostiamo in un parcheggio , anche qui usufruendone gratuitamente, e dopo aver cenato un po' e messo i Facchini Brothers a nanna, non possiamo fare a meno di visitare la ns. prima cittadina ungherese by night.

 In piazza ci accolgono le note di una banda musicale perché era in corso un festival di bande e…colmo dei colmi, vediamo che Marisa parla in modo molto disinvolto con una persona (che sappia già masticare l'impronunciabile ed incomprensibile ungherese?????) Svelato subito dopo il mistero: ad un festival di bande musicali non poteva certo mancare l'Italia con una banda di un paesino vicino Roma. E da questo momento l'incontro di italiani è stato un continuo, ovunque siamo andati. Comunque, tra note allegre, zum pa pa e sferzate di vento gelido (benedetto anzi strabenedetto fu il pile) abbiamo passato la serata al Centrum.

12 agosto

Oggi ci ha svegliato uno splendido sole e dopo una buona colazione, con calma verso le 9.30 ritorniamo (questa volta tutti) nel centro di Szombathely (città fondata nel 43 a.C. dall'imperatore Claudio, col nome di Savaria).
Prima entriamo nel Ferences Templom, la chiesa dei Francescani, dove stavano celebrando la S. Messa giusto in tempo per la benedizione finale e per notare una cosa molto curiosa che non avevo mai visto in nessun'altra chiesa: accanto all'altare per i canti c'era un grande telo dove venivano proiettate le parole, tipo karaoke, ma nonostante la concentrazione, non ho potuto capire neanche una parola a causa dell'incomprensibile pronuncia.

Abbiamo poi proseguito per la Berzsenyitér, una piazza che secondo la G.T. rappresenta il capolavoro architettonico ed urbanistico di tale M.Hefele. Vi domina la Székésegyhàz, cattedrale rococò del 1791/97 con i suoi 2 slanciati campanili; alla sua sinistra c'è il Puspoki Palota, più comunemente detto palazzo episcopale, ed il collegio; abbiamo poi visitato il centro storico, pulitissimo e molto carino, e nella piazza principale Fo-Tér c'erano ancora le bande che si esibivano davanti ad un folto gruppo di gente locale e turisti.

Dopo aver fatto un po' di casino all'italiana e qualche foto tra i giardinetti della piazza riprendiamo i nostri mezzi per avvicinarci alla meta (Budapest).
Pit Stop verso le 14 per la pausa pranzo con dolce e caffè. Al dolce hanno pensato cuciMarì e cuciGiò con le Reginelle made in Palermo, e dopo aver fatto anche riposare le stanche membra , che non so perché sono sempre quelle degli uomini, riprendiamo verso le 16.30 la strada per Veszprém che da qui dista circa 86 km. Il panorama ai due lati della E66 è un continuo alternarsi di colori:

il beige dei campi appena tagliati, grandi distese vuote, piatte, senza vita, movimentate solo da grosse balle arrotolate, secche;

il verde chiaro vivo, dei prati nuovi, freschi;

il verde scuro di immense boscaglie, piene di tante varietà di alberi;

e questo alternarsi di colori si distende a perdita d'occhio, interrotto solo da qualche agglomerato di case qua e là e da qualche azienda bovina.

Quando siamo verso Veszprém il paesaggio varia, non è più così "piattamente pianeggiante", ma comincia ad essere movimentato da alcune colline, sempre fittissime di vegetazione.
Alle 18 in punto arriviamo a Veszprém, fra le più antiche ed affascinanti città del paese a soli 12 km. dal lago Balaton, nostra prossima meta. Dopo aver parcheggiato vicino al Bakonyi Mùzeum gratuitamente fino alle 7 di domani mattina) percorriamo la Kossuth Lajos Utca, la strada principale della città, pedonalizzata, con negozi e luoghi di ritrovo, che fa parte della città bassa, moderna, nulla a che vedere con la splendita città alta o Fortezza.

 L'ingresso di questa parte della città, un tempo cinta da mura costruite su di un roccione dolomitico alto 30 mt., è segnato dalla Vàrkapu, porta del castello, eretta nel 1936 utilizzando i resti della porta quattrocentesca. Tutto il quartiere del castello è attraversato dalla Vàr Utca, la strada su cui si affacciano belle costruzioni di stile neoclassico, fino alla Piazza della Trinità, barocca, del 1750, molto bella e ricca di statue. L'estremità della fortezza è chiusa da un bastione, decorato con le statue del re Santo Stefano e della regina Gisella, da dove si può ammirare un bel panorama sulla valle Vàr, con la parte finale del "roccione dolomitico" a picco sulle case sottostanti ed un grande crocifisso posto sulla sua parte più alta.

Per la serata in questo quartiere era allestito uno spettacolo teatrale per cui l'ingresso era consentito solo ai turisti, purché uscissero da lì prima delle nove; e sicuramente sarebbero usciti prima dellospettacolo perché dalle note e dai versi che si sentivano durante le prove (assurdi, difficili anche da pronunciare) a nessuno sarebbe venuta la voglia di rimanere!!!!!
Ritorniamo al parcheggio per la cena e per trascorrere la notte, non senza aver notato che in questo paese è praticamente impossibile chiedere informazioni e ricevere delle risposte in quanto non esiste alcun modo per comunicare. La gente qui conosce solo l'ungherese, purtroppo anche i giovani; poche parole di tedesco, pochissime d'inglese ed è una cosa veramente triste che fa molto riflettere.
La serata poi ci riservava anche una brutta avventura.

Mentre stavamo preparando ognuno la propria cena, Maria sente bussare al suo camper ed una debole voce le dice "telephon, telephon"; lei si affaccia dal finestrino e vede una ragazza insanguinata che le sta chiedendo aiuto. Maria ci chiama subito per controllare che dietro ai camper non ci sia nessuno, quindi scendiamo tutti e questa è la scena che ci si presenta: una ragazza sui ventanni, seduta sul muretto, scalza, con le scarpe messe in ordine al suo fianco, con i polsi tagliati e i capelli biondi ed i vestiti tutti sporchi di sangue.

Mentre gli uomini le danno, a debita distanza, dell'acqua e del disinfettante cercando di
tranquillizzarla, io cerco di comunicare con il numero che corrisponde al 113 italiano. Incredibile, ma neanche a quel numero, importantissimo e a livello nazionale, trovo qualcuno che parla inglese. Esasperata riesco benissimo anche ad arrabbiarmi in inglese e solo allora trovano qualcuno un pò più "internazionale" che comprende la situazione e ci manda, dopo appena 10 minuti un'ambulanza che si porta via la ragazza. A noi resta invece un gran tremore interno ed una notte insonne……

13 agosto 

Ripartiamo alle ore 7 destinazione lago Balaton; faremo toeletta e breakfast a 
Balatonfured e più precisamente in una piazzola davanti ad alcune villette con stupenda vista sul Balaton.

Si chiama anche "mare ungherese" quel lago di acqua opaca, di colore verde giallastro, lungo 77 km. che è situato nel centro del Transdanubio, uno dei beni naturali più preziosi del l'Ungheria con la più frequentata zona di villeggiatura. Con la superficie di 600 kmq forma il maggior lago dell'Europa Centrale, avente una linea di spiaggia lunga complessivamente 195 km. la sua massima larghezza è di 14 km. la sua massima profondità di 12,4 mt.
Dopo colazione facciamo una lunga passeggiata costeggiando la spiaggia ed ammirando le numerose ed eleganti associazioni veliche presenti nella zona. 

Decidiamo che oggi faremo finalmente una grigliata con carne ungherese, sul promontorio di Tihany.
Troviamo un'ampia ed alberata area di sosta e mentre Sergio, Maria e Marisa preparano il necessario per il pranzo, io, Rino e Giuseppe andiamo a comprare la carne in un negozio proprio sotto l'abbazia a 2 campanili che sovrasta il promontorio. Abbiamo speso veramente poco ed abbiamo gustato una carne squisita e cotta a puntino !!! (Rino è veramente portato per la cucina….)

Partenza ore 17 direzione Nord, costeggiamo il Balaton, sempre percorrendo la 7, costeggiamo anche il lago di Valence e decidiamo di sostare nella cittadina di Martonvàsàr, luogo commemorativo dove Beethoven ha trovato l'ispirazione per scrivere la bellissima sonata "Al chiaro di luna".
Dopo alcune indicazioni forniteci da una gentile coppia del luogo, naturalmente a gesti, alla Verdone, decidiamo di sostare alla spalle di un supermercato, in un piccolo piazzale di solito utilizzato per le operazioni di scarico merce (questo naturalmente lo abbiamo scoperto la mattina dopo). Questo posto, a detta dei cucinazzi camperisti da tempo, è da ritenersi sicuro per la sosta notturna.

Seconda parte